Intervista a Emanuele Marconi

Questa è la prima intervista che scrivo; “intervista”, che parolone, però ci sto provando. Quando ho ricevuto questa proposta, ho subito pensato all’assurdità della cosa, perché tutto ciò è qualcosa che non ha mai nemmeno attraversato l’anticamera del mio cervello. Ma va beh… Perché non buttarsi?

E il prescelto per questo mio primo tentativo sei proprio tu, Emanuele Marconi, tu e il tuo ‘Il sette di cuori – La carta rivolta’, mia prima collaborazione con un autore emergente e romanzo che mi è piaciuto davvero molto leggere. Sottolineiamo questi ultimi dettagli, perché direi che hanno un certo peso.

Direi che chiederti nome, cognome ed età farebbe piombare i nostri lettori nel mezzo di un incontro degli Alcolisti Anonimi, quindi andiamo subito al sodo e cominciamo proprio dalla tua carriera di scrittore e dal tuo libro.


Quando hai iniziato a scrivere?

Mi sono avvicinato alla scrittura negli ultimi anni del liceo, senza l’obiettivo preciso di “scrivere” o di comporre romanzi. Più che una passione che viene da lontano o “innata”, mi vien da dire che è “frutto delle cose che succedono”. Ho iniziato a scrivere un po’ per gioco, un po’ su invito dei professori a partecipare a qualche concorso, e un po’ – fondamentale – per intima esigenza. Mi sono dedicato per anni – direi nel periodo universitario – alla scrittura di racconti, per poi cimentarmi con la dimensione del romanzo.

Che genere di romanzi ti piace leggere di solito?

Non ho un genere letterario preferito, così come non ho un genere cinematografico o musicale preferito. Ho molti interessi e, di conseguenza, spazio molto nelle mie scelte. Cerco di alternare i cosiddetti “classici”, o comunque opere più “dense”, a libri di narrativa contemporanei e di più facile fruizione. Al di là del genere, amo i libri che mi danno modo di riflettere sui temi contenuti, che contengono una traccia significativa del loro tempo e che sono capaci di sopravvivere dopo la lettura dell’ultima pagina e il loro riposizionamento in libreria. E poi ci sono opere e generi che possono sorprenderci! In questo periodo sto rivalutando un genere che fino a qualche anno fa tendevo a evitare: le biografie. Ad esempio, ho appena terminato la lettura della biografia di Magellano scritta da Stefan Zweig: uno dei migliori libri letti degli ultimi anni!

‘Il sette di cuori’ ha preso spunto da un titolo in particolare, o da un autore?

No, non credo. Non c’è nessun titolo o autore che ha ispirato l’idea, semmai ci sono stati dei testi che, a idea già partorita – quantomeno nella sua bozza, mi hanno aiutato molto per la successiva scrittura. Tra i tanti che ho letto, ne cito due: “Tutti gli uomini del Presidente” di Bob Woodward e Carl Bernstein e “Il Novantatrè” di Victor Hugo. Il primo, l’indagine giornalistica relativa al caso Watergate, è stato fondamentale per comprendere meglio le dinamiche del giornalismo investigativo; il secondo per “immergermi” nella Francia di fine Settecento. A proposito della domanda precedente, ecco una tipologia di libro che apprezzo in modo particolare: il romanzo storico capace di delineare il quadro di un periodo specifico narrando la Storia (con la S maiuscola) attraverso le storie (minuscola!) di personaggi di fantasia, nei quali i fatti e i personaggi reali rientrano come cornice e sfondo.

E quindi ti chiedo: come è nata l’idea del tuo romanzo?

Non c’è un momento, chiamiamolo così, “epifanico” in cui “si è accesa la lampadina”. Credo sia invece il frutto dell’elaborazione di più idee che ben si amalgamavano. Diciamo che ci sono tre elementi fondanti. Il primo è certamente l’idea di porre un treno – con la sua dose di attrazione e adrenalina – come centro nevralgico della storia, accompagnato da un alone di mistero. Parallelamente, volevo far ruotare la trama attorno a due grandi temi: la manipolazione delle informazioni e il concetto di rivoluzione. Treno, manipolazione, grandi cambiamenti credo siano quindi gli spunti inziali su cui ho costruito “Il sette di cuori”.

Il personaggio di Marco Ledogli è ben delineato, con dei principi, e un ottimo “modello da seguire”; prende ispirazione da una persona reale?

Ogni personaggio ha in sé qualcosa dei miei pensieri, dove con “miei pensieri” non intendo solo la mia personalità e il mio carattere, ma anche la mia rielaborazione di tutto ciò che vedo, sento, provo – di positivo o negativo. Sono quindi tutti personaggi di fantasia nei quali riecheggiano sensazioni reali. Fa eccezione Ledogli, che in effetti trae ispirazione da un personaggio reale. Quindi sì, quando ho ideato il personaggio avevo in mente una persona che, però, preferisco non menzionare.

Hai mai pensato alla possibilità di scrivere un sequel?

Sinceramente no. Piuttosto che a realizzare dei veri e propri sequel, sono più interessato a scrivere storie indipendenti che però abbiano dei punti di congiunzione: un personaggio, un fatto, un evento… Qualcosa che li tenga vagamente uniti pur nella loro totale autonomia. Ma non escludo nulla in partenza.

O hai già altre idee per romanzi futuri estranei a ‘Il sette di cuori’?

Sì, esattamente quello che dicevo prima. Il secondo libro avrà come protagonista un personaggio secondario – ma importante – de “Il sette di cuori”, del quale andremo a scoprire il passato. Credo che passato, presente e futuro siano strettamente uniti e che, nel loro succedersi, determinino chi siamo, oltre che il volto del mondo in cui viviamo. Del resto, la riflessione sullo scorrere del tempo è centrale anche ne “Il sette di cuori”.

Come ti vedi nei prossimi anni? Speri in una vera e propria carriera di scrittore affermato? Credimi: secondo me hai delle buonissime basi dalle quali partire.

Ti ringrazio molto per queste gentili parole. Stando al gioco letterario, ti direi che il treno è appena uscito dalla stazione. Fuor di metafora, credo di aver solamente mosso il primo passo e che la strada per diventare uno “scrittore affermato” sia lunga. Però sono consapevole di aver iniziato il viaggio, di cui non conosco ancora la destinazione. Come ho fatto negli ultimi anni, anche per i prossimi l’impegno nella scrittura sarà “part time”, da affiancare al lavoro (dopo anni nel mondo della vendita, ho da circa un anno avviato un’agenzia pubblicitaria di ambito principalmente culturale). Però sto cominciando a catalogare come “momento di lavoro” anche quello della scrittura. Fino a uno o due anni fa non era così: era uno spazio di grandi stimoli ma indefinito, che nei momenti di poca convinzione arrivavo addirittura a ritenere “tempo perso”. Ora non lo ritengo più così: è uno spazio importante, ma non so che rilievo avrà in futuro. Per il momento cerco di far conoscere il più possibile “Il sette di cuori” nella speranza che piaccia e che possa stimolare riflessioni ed emozioni nel lettore. Il resto lo scoprirò. Intanto, continuo a scrivere.

Domanda scontatissima, ma direi anche molto utile: che cosa consigli a tutti gli autori emergenti che sicuramente ci stanno leggendo?

Sono giovane e ho appena pubblicato il primo libro, quindi non credo di essere nella posizione di dare consigli. Posso solo suggerire di essere se stessi nella scrittura, di essere curiosi e di realizzare opere “libere”, non legate cioè (almeno non unicamente) a “quello che può piacere” ma al contributo che possono dare, al mondo e agli altri, oltre che a se stessi.


E a questo punto non so come dovrei chiudere questa intervista. Ok, vi giuro che migliorerò, ma adesso permettetemi di avanzare carponi, va bene?

Direi che prima di tutto ringrazio Emanuele Marconi per aver accettato di rispondere alle mie domande e, soprattutto, di avermi fornito delle risposte fantastiche che non fanno che aumentare la stima che già provo nei suoi confronti. Come dicevo ho letto il suo romanzo d’esordio e dire che mi è piaciuto davvero tanto sarebbe un eufemismo.

Ho pensato a lungo se porre ulteriori quesiti, se scavare più a fondo, ma poi ho ritenuto le mie curiosità sufficienti.

Qui di seguito vi lascio la trama del libro e il link alla recensione che ne ho scritto, se dovesse interessarvi. Ringrazio anche voi tutti che avete letto questa pagina e, se deciderete di condividere le vostre impressioni, non potrà che farmi piacere.


Trama di ‘Il sette di cuori – La carta rivolta’

Un ragazzo psicopatico che urla frasi rivoluzionarie inneggianti la liberta a Milano Centrale, il cadavere di un giovane ritrovato nei pressi dei binari di una ferrovia toscana, un misterioso treno che viaggia per l’Italia. L’astuto giornalista Marco Ledogli intuisce che la realta e diversa da come appare, ma non sa quanto oscure possano essere le trame – economiche, politiche, societarie – di chi agisce nell’ombra. Un thriller, un mystery, un gioco letterario che scorre a doppio binario tra passato e futuro, in una riflessione sul tempo, sui grandi cambiamenti, sulla libertà, sulla manipolazione mediatica, sul confine tra reale e illusorio, in un confronto tra tutto quello che si può cambiare e quello che, invece, deve rimanere immutabile: la verità dei sentimenti.

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